Turismo sostenibile, istruzioni per l'uso
Viaggiare ed esplorare nuovi luoghi in totale armonia con la natura, rispettandola
Andrea Pastore 23/06/2020 0
In un'epoca in cui l'inquinamento raggiunge livelli esponenziali, mettendo a repentaglio la sopravvivenza di interi ecosistemi, si parla molto di "turismo sostenibile". Questa espressione, ancor prima che una visione "imprenditoriale" legata al modo di proporre turismo da parte degli operatori di settore, racchiude una vera e propria filosofia di vita: viaggiare ed esplorare nuovi luoghi in totale armonia con la natura, rispettandola.
L'ideale di un equilibrio e di una convivenza che protegga la biodiversità. In Italia, ma d'altronde in tutta Europa, sono tante le strutture che permettono di coltivare questo tipo di turismo, anche sulla base delle indicazioni della UNWTO (United Nations World Tourism Organization).
Ovviamente, se esistono strutture ad hoc, esiste anche il turista "sostenibile", cioè colui che mette in pratica delle semplici regole. Non è difficile tracciarne una sorta di identikit. Innanzitutto, il viaggiatore "green" preferisce gli spostamenti in bicicletta, mezzo pulito e sicuramente adeguato per esplorare quegli scorci di paesaggio più complessi da raggiungere; poi, il "nostro" tende ad evitare gli alberghi e mira ai campeggi, o comunque a quelle suddette strutture dalla vocazione "verde" che puntino su mobilità sostenibile, raccolta differenziata, risparmio energetico, materiali eco-compatibili; infine, il viaggiatore "green" si avvale di accessori riutilizzabili e non usa e getta, ottimizzando dunque il bagaglio al seguito.
Per alcuni sono piccoli accorgimenti, per altri tutto ciò potrebbe essere una pesante rinuncia alle comodità. In realtà parlano i fatti: durante la pandemia, la scarsa presenza dell'uomo, o quantomeno la sua condotta meno impattante ha permesso alla natura di rifiorire, di "riesplodere" in tutta la sua bellezza.
Potrebbero interessarti anche...
Andrea Pastore 12/07/2020
Bioedilizia, domotica e non solo: una casa "verde" è un traguardo possibile
Al giorno d'oggi, rendere una casa "green" significa dotarla di tecnologie e accorgimenti, non necessariamente dispendiosi a livello economico, che permettano di ridurre sensibilmente l'impatto sull'ambiente delle nostre classiche abitudini quotidiane. Si parte, ad esempio, dai pannelli fotovoltaici e solari, dispositivi con cui ottenere corrente elettrica e acqua calda, limitando le spese delle utenze e l'inquinamento ambientale.
Altro passo indispensabile, la sostituzione delle "vecchie" lampadine a incandescenza (dall'inconfondibile forma a pera, col filamento all'interno) con quelle a led: non scaldano, illuminano di più e consumano molto meno.
Anche la "domotica", la scienza che si occupa dello studio delle tecnologie adatte a migliorare la qualità della vita nella casa, offre un contributo decisivo: smartphone, home assistant e termostati intelligenti innescano i giusti automatismi per controllare riscaldamenti, illuminazione ed altri settori della casa anche a distanza, tagliando i consumi superflui.
Un altro comportamento virtuoso sta a metà fra l'utilità e il design, perchè è possibile "reimpiegare" materiali e vecchi oggetti sia per un discorso prettamente edilizio (pareti in legno lamellare o in fibra di cellulosa, magari tinteggiate con vernici biologiche) sia per farne elementi di arredo. Un locale concepito secondo le moderne tecniche di bioedilizia richiede meno riscaldamento/raffreddamento artificiale (risultato ottenuto brillantemente anche con le finestre isolanti), a tutto vantaggio dell'ambiente e delle tasche.
Andrea Pastore 28/03/2020
In piena pandemia, la natura riemerge prepotente
Se da un lato l'emergenza Coronavirus sta mietendo innumerevoli vittime umane, rendendo oltremodo indispensabile stare a casa e non affollare le strade, dall'altro, proprio lo svuotamento dei centri cittadini e di tutti quei posti abitualmente frequentati dall'uomo sta permettendo agli animali di tornare a farsi vedere. E a vivere.
Attaverso i social, sono parecchie le testimonianze di utenti che immortalano scenari faunistici inattesi, altri vengono semplicemente descritti con le parole.
A Milano, dunque a ridosso del focolaio del virus, si sono riviste le lepri nei parchi (una rarità, pensando a quanto siano normalmente spaventate dal caos e dal rumore) e i cigni ai bordi dei Navigli. A Venezia, i cui canali sono clamorosamente limpidi, a tutto vantaggio dei pesci, sono tornati a nidificare gli uccelli (anatre comprese).
I delfini fanno evoluzioni a Trieste e Cagliari, a poca distanza dalle banchine dei porti. In terra sarda, esodo dai boschi verso le zone maggiormente urbane da parte di cinghiali e cervi. "La pandemia ha fermato gli esseri umani, la natura si rigenera" ha twittato qualcuno.
Andrea Pastore 10/04/2021
L'insospettabile inquinamento di Internet, fra motori di ricerca e piattaforme streaming
Senza tener conto dell'accelerata "digitale" che ha imposto la pandemia, che ci ha indotto ad utilizzare molto di più la rete sia per ridurre le attività in presenza (smart working, acquisti online) sia per riempire i vuoti di giornate trascorse per lo più in casa (streaming video), da anni ormai il web e la rete sono centri nevralgici del nostro quotidiano.
Eppure, sebbene intuitivamente si pensi a qualcosa di "immateriale", va detto che anche il digitale inquina, producendo "insospettabili" emissioni di CO2 nell'atmosfera. Si, perchè ad ogni nostro click - che sia rivolto verso un motore di ricerca, un client mail o una piattaforma video - corrisponde il lavoro fisico di un server/data center che deve elaborare il nostro input, consumando molta energia e dunque liberando anidride carbonica.
A ciò va aggiunto il dispendio energerico dei nostri dispositivi "di partenza" (computer, spesso accesi h24, e smartphone) e di tutti quei congegni necessari a raffreddare i server/data center di cui sopra, che altrimenti fonderebbero al momento di gestire la mole enorme di richieste dell'utenza (anche 50mila al secondo nel caso del più noto dei motori di ricerca): secondo una ricerca condotta da Purdue University, Yale University e MIT, l'invio di una mail - ad esempio - comporterebbe un consumo fino a 50 grammi di CO2, che diventano quasi 60 per lo streaming video e si riducono a 0.014 per una telefonata o un sms.
Per ovviare al problema, si va dai consigli più "banali" (evitare di passare attraverso il motore di ricerca, puntando direttamente al sito di interesse) a quelli più "anacronistici" (una telefonata in sostituzione di una mail particolarmente laboriosa), fino a quelli più "solidali" (intesi come meno "global", la lettura di un libro rispetto alla classica serie in anteprima su piattaforma streaming).