Da Greenpeace la guida per scegliere i detersivi senza plastica

A Luglio l'allarmante rapporto sulle microplastiche, adesso i suggerimenti pratici per l'utenza

Andrea Pastore 22/11/2020 0

Qualche mese fa, Greenpeace, l'organizzazione ambientalista che ha nella difesa dell'ambiente la sua missione principale, ha diffuso il rapporto "Plastica liquida: l’ultimo trucco per avvelenare il nostro mare". L'analisi si è concentrata sui più comuni detersivi presenti sul mercato, selezionandone poco meno di 2mila attraverso il web.

Oltre il 20% dei prodotti considerati (commercializzati da marchi molto noti a livello internazionale) ha rivelato almeno un ingrediente a base plastica, e da un ulteriore - ma più ristretto - campione sono emerse le "microplastiche", cioè materie plastiche in forma solida inferiori ai 5 millimetri, ritenute le principali nemiche dell'ecosistema. Analisi successive più approfondite, sempre nell'ambito del campione ristretto già monitorato, hanno rivelato la presenza di particelle solide ancora più piccole con dimensioni inferiori a 50 micrometri (pari a 0,05 millimetri).

Alla luce di questi risultati, più recentemente Greenpeace ha elaborato una vera e propria guida - in formato cartaceo e digitale - per indirizzare l'utenza verso detergenti e detersivi privi di plastica, elencando tutti gli ingredienti nocivi e permettendo di verificarne la presenza nei prodotti al vaglio prima dell'acquisto.

"Tutte le materie plastiche utilizzate come ingredienti nei detersivi - ha spiegato Giuseppe Ungherese, responsabile campagna inquinamento di Greenpeace Italia - finiscono per essere disperse nell’ambiente, raggiungendo i nostri mari. Ciò accade perché molto spesso i filtri degli impianti di depurazione delle acque reflue non riescono a trattenere efficacemente le particelle solide presenti negli scarichi di casa".

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Andrea Pastore 25/05/2020

Ecco il "Sentiero dei parchi", c'è l'accordo fra Ministero dell'Ambiente e CAI

Ministero dell’Ambiente e CAI (Club alpino italiano) hanno siglato un Protocollo d’intesa che prevede una più intensa collaborazione per promuovere l’educazione e le tematiche ambientali. L’accordo intende diffondere la cultura dell’ambiente, della biodiversità e dello sviluppo sostenibile, e valorizzare i sentieri nelle aree protette, favorendo la frequentazione consapevole delle Terre alte e la realizzazione di quel percorso eco-sostenibile che prenderà il nome di “Sentiero dei Parchi”, lanciato il 24 Maggio 2020 in occasione della Giornata europea dei Parchi.

L’attuale Sentiero Italia CAI, lungo oltre 7000 km, collega tutte le regioni italiane lungo la dorsale appenninica e l’arco alpino, dal nord della Sardegna alla provincia di Trieste. Un itinerario che abbraccia tutto il Paese attraverso le montagne e che attualmente attraversa già 18 dei 25 parchi nazionali e conta 85 tappe, su un totale di circa 400, comprese interamente o parzialmente all’interno dei loro confini.

Grazie all’accordo con il Ministero è prevista la realizzazione di specifiche varianti, così da comprendere tutte le aree protette, in un percorso di visita eco-sostenibile che unisca parchi, riserve della biosfera, siti naturalistici Unesco e patrimonio culturale immateriale dell’umanità. Obiettivo del progetto è rilanciare le aree protette come luoghi di conservazione e di gestione della natura, che consentono ai residenti la possibilità di realizzare filiere economiche sostenibili.

La rete sentieristica dei parchi nazionali valorizza il patrimonio naturalistico e culturale delle aree protette e promuove la tutela e il presidio dei territori. Il Ministero dell’Ambiente è intervenuto negli ultimi anni in casi di particolare urgenza per la messa in sicurezza e il ripristino di reti sentieristiche dissestate a seguito di eventi estremi che hanno causato gravi danni ai territori dei parchi.

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Andrea Pastore 31/01/2021

Più di 100 milioni per la bonifica dei "siti orfani" italiani

Dimenticati ma non invisibili. Tanto che il Ministero dell'Ambiente, all'inizio di quest'anno, ha stanziato più di 100 milioni affinchè se ne provveda alla bonifica. Stiamo parlando dei cosiddetti "siti orfani", cioè quei luoghi "che non sono di interesse nazionale né regionale - spiega personalmente il ministro Sergio Costa - in cui l'ambiente è stato aggredito e nessuno ha ancora affrontato la bonifica".

Si tratta di aree, come si legge nella nota ministeriale, dove il responsabile dell’inquinamento non è individuabile o non provvede agli adempimenti per la bonifica, siano esse - ad esempio - discariche o fabbriche in disuso. I fondi - ha precisato il Ministero - saranno suddivisi in cinque annualità e ripartiti fra le varie regioni, cui toccherà individuare e bonificare i "siti orfani" sul territorio di propria competenza.

"Ci siamo inventati una nuova categoria giuridica - ha affermato Costa, abbiamo fatto approvare una legge e fornito le risorse per risolvere questo problema". Sicilia e Campania le regioni destinatarie dei maggiori fondi, rispettivamente circa 13 e 12 milioni.

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Andrea Pastore 10/04/2021

L'insospettabile inquinamento di Internet, fra motori di ricerca e piattaforme streaming

Senza tener conto dell'accelerata "digitale" che ha imposto la pandemia, che ci ha indotto ad utilizzare molto di più la rete sia per ridurre le attività in presenza (smart working, acquisti online) sia per riempire i vuoti di giornate trascorse per lo più in casa (streaming video), da anni ormai il web e la rete sono centri nevralgici del nostro quotidiano.

Eppure, sebbene intuitivamente si pensi a qualcosa di "immateriale", va detto che anche il digitale inquina, producendo "insospettabili" emissioni di CO2 nell'atmosfera. Si, perchè ad ogni nostro click - che sia rivolto verso un motore di ricerca, un client mail o una piattaforma video - corrisponde il lavoro fisico di un server/data center che deve elaborare il nostro input, consumando molta energia e dunque liberando anidride carbonica.

A ciò va aggiunto il dispendio energerico dei nostri dispositivi "di partenza" (computer, spesso accesi h24, e smartphone) e di tutti quei congegni necessari a raffreddare i server/data center di cui sopra, che altrimenti fonderebbero al momento di gestire la mole enorme di richieste dell'utenza (anche 50mila al secondo nel caso del più noto dei motori di ricerca): secondo una ricerca condotta da Purdue University, Yale University e MIT, l'invio di una mail - ad esempio - comporterebbe un consumo fino a 50 grammi di CO2, che diventano quasi 60 per lo streaming video e si riducono a 0.014 per una telefonata o un sms.

Per ovviare al problema, si va dai consigli più "banali" (evitare di passare attraverso il motore di ricerca, puntando direttamente al sito di interesse) a quelli più "anacronistici" (una telefonata in sostituzione di una mail particolarmente laboriosa), fino a quelli più "solidali" (intesi come meno "global", la lettura di un libro rispetto alla classica serie in anteprima su piattaforma streaming).

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