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14 articoli nella categoria Ambiente

Andrea Pastore 10/04/2021 0

L'insospettabile inquinamento di Internet, fra motori di ricerca e piattaforme streaming

Senza tener conto dell'accelerata "digitale" che ha imposto la pandemia, che ci ha indotto ad utilizzare molto di più la rete sia per ridurre le attività in presenza (smart working, acquisti online) sia per riempire i vuoti di giornate trascorse per lo più in casa (streaming video), da anni ormai il web e la rete sono centri nevralgici del nostro quotidiano.

Eppure, sebbene intuitivamente si pensi a qualcosa di "immateriale", va detto che anche il digitale inquina, producendo "insospettabili" emissioni di CO2 nell'atmosfera. Si, perchè ad ogni nostro click - che sia rivolto verso un motore di ricerca, un client mail o una piattaforma video - corrisponde il lavoro fisico di un server/data center che deve elaborare il nostro input, consumando molta energia e dunque liberando anidride carbonica.

A ciò va aggiunto il dispendio energerico dei nostri dispositivi "di partenza" (computer, spesso accesi h24, e smartphone) e di tutti quei congegni necessari a raffreddare i server/data center di cui sopra, che altrimenti fonderebbero al momento di gestire la mole enorme di richieste dell'utenza (anche 50mila al secondo nel caso del più noto dei motori di ricerca): secondo una ricerca condotta da Purdue University, Yale University e MIT, l'invio di una mail - ad esempio - comporterebbe un consumo fino a 50 grammi di CO2, che diventano quasi 60 per lo streaming video e si riducono a 0.014 per una telefonata o un sms.

Per ovviare al problema, si va dai consigli più "banali" (evitare di passare attraverso il motore di ricerca, puntando direttamente al sito di interesse) a quelli più "anacronistici" (una telefonata in sostituzione di una mail particolarmente laboriosa), fino a quelli più "solidali" (intesi come meno "global", la lettura di un libro rispetto alla classica serie in anteprima su piattaforma streaming).

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Andrea Pastore 31/01/2021 0

Più di 100 milioni per la bonifica dei "siti orfani" italiani

Dimenticati ma non invisibili. Tanto che il Ministero dell'Ambiente, all'inizio di quest'anno, ha stanziato più di 100 milioni affinchè se ne provveda alla bonifica. Stiamo parlando dei cosiddetti "siti orfani", cioè quei luoghi "che non sono di interesse nazionale né regionale - spiega personalmente il ministro Sergio Costa - in cui l'ambiente è stato aggredito e nessuno ha ancora affrontato la bonifica".

Si tratta di aree, come si legge nella nota ministeriale, dove il responsabile dell’inquinamento non è individuabile o non provvede agli adempimenti per la bonifica, siano esse - ad esempio - discariche o fabbriche in disuso. I fondi - ha precisato il Ministero - saranno suddivisi in cinque annualità e ripartiti fra le varie regioni, cui toccherà individuare e bonificare i "siti orfani" sul territorio di propria competenza.

"Ci siamo inventati una nuova categoria giuridica - ha affermato Costa, abbiamo fatto approvare una legge e fornito le risorse per risolvere questo problema". Sicilia e Campania le regioni destinatarie dei maggiori fondi, rispettivamente circa 13 e 12 milioni.

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Andrea Pastore 13/12/2020 0

Giornata Internazionale della Montagna, è allarme ghiacciai: riduzione areale del 60%

Il riscaldamento climatico sta mettendo in crisi e in pericolo i ghiacciai alpini, causando la perdita di neve e ghiaccio e la degradazione del permafrost. E' l'allarme lanciato da Legambiente. Si stima che, negli ultimi 150 anni, la superficie glacializzata dell’arco alpino si sia ridotta addirittura del 60%.

La deglaciazione colpisce principalmente le Alpi Orientali: in base ai dati del Comitato Glaciologico Italiano (CGI), le Alpi Giulie hanno registrato un decremento volumetrico pari al 96%. Non stanno meglio le Alpi Occidentali e Centrali: sulle prime, sono pressochè scomparsi i ghiacciai delle Alpi Marittime; sulle Alpi Centrali, a preoccupare è il grande ghiacciaio dei Forni, secondo per estensione solo all’Adamello: attualmente si mostra appiattito e "crepacciato". Inoltre, la presenza ad alta quota del "black carbon", cioè le polveri derivanti da incendi e inquinanti in pianura (segno allarmante di un elevate impatto antropico), accelera la fusione del ghiaccio.

È quanto emerge in sintesi dal report finale "Carovana dei ghiacciai" realizzato da Legambiente in collaborazione con il Comitato Glaciologico Italiano (CGI) e presentato online il 10 dicembre, alla vigilia della giornata internazionale della montagna.

Nel report, oltre alle osservazioni sui tre settori alpini (occidentale, centrale e orientale), in virtù dei dati raccolti in questi anni dal CGI, Legambiente traccia un bilancio sullo stato di salute dei 12 ghiacciai alpini anche attraverso mappe, grafici e descrizione dettagliate, allo scopo di analizzare la differente reattività di ognuno ai cambiamenti cli­matici monitorati dal 17 agosto al 4 settembre 2020. La regressione dei ghiacciai - puntualizza l'associazione - comporta anche preoccu­panti conseguenze a valle, sulle risorse idriche, e un aumento del dissesto idrogeolo­gico.

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Andrea Pastore 22/11/2020 0

Da Greenpeace la guida per scegliere i detersivi senza plastica

Qualche mese fa, Greenpeace, l'organizzazione ambientalista che ha nella difesa dell'ambiente la sua missione principale, ha diffuso il rapporto "Plastica liquida: l’ultimo trucco per avvelenare il nostro mare". L'analisi si è concentrata sui più comuni detersivi presenti sul mercato, selezionandone poco meno di 2mila attraverso il web.

Oltre il 20% dei prodotti considerati (commercializzati da marchi molto noti a livello internazionale) ha rivelato almeno un ingrediente a base plastica, e da un ulteriore - ma più ristretto - campione sono emerse le "microplastiche", cioè materie plastiche in forma solida inferiori ai 5 millimetri, ritenute le principali nemiche dell'ecosistema. Analisi successive più approfondite, sempre nell'ambito del campione ristretto già monitorato, hanno rivelato la presenza di particelle solide ancora più piccole con dimensioni inferiori a 50 micrometri (pari a 0,05 millimetri).

Alla luce di questi risultati, più recentemente Greenpeace ha elaborato una vera e propria guida - in formato cartaceo e digitale - per indirizzare l'utenza verso detergenti e detersivi privi di plastica, elencando tutti gli ingredienti nocivi e permettendo di verificarne la presenza nei prodotti al vaglio prima dell'acquisto.

"Tutte le materie plastiche utilizzate come ingredienti nei detersivi - ha spiegato Giuseppe Ungherese, responsabile campagna inquinamento di Greenpeace Italia - finiscono per essere disperse nell’ambiente, raggiungendo i nostri mari. Ciò accade perché molto spesso i filtri degli impianti di depurazione delle acque reflue non riescono a trattenere efficacemente le particelle solide presenti negli scarichi di casa".

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Andrea Pastore 12/07/2020 0

Bioedilizia, domotica e non solo: una casa "verde" è un traguardo possibile

Al giorno d'oggi, rendere una casa "green" significa dotarla di tecnologie e accorgimenti, non necessariamente dispendiosi a livello economico, che permettano di ridurre sensibilmente l'impatto sull'ambiente delle nostre classiche abitudini quotidiane. Si parte, ad esempio, dai pannelli fotovoltaici e solari, dispositivi con cui ottenere corrente elettrica e acqua calda, limitando le spese delle utenze e l'inquinamento ambientale.

Altro passo indispensabile, la sostituzione delle "vecchie" lampadine a incandescenza (dall'inconfondibile forma a pera, col filamento all'interno) con quelle a led: non scaldano, illuminano di più e consumano molto meno.

Anche la "domotica", la scienza che si occupa dello studio delle tecnologie adatte a migliorare la qualità della vita nella casa, offre un contributo decisivo: smartphone, home assistant e termostati intelligenti innescano i giusti automatismi per controllare riscaldamenti, illuminazione ed altri settori della casa anche a distanza, tagliando i consumi superflui.

Un altro comportamento virtuoso sta a metà fra l'utilità e il design, perchè è possibile "reimpiegare" materiali e vecchi oggetti sia per un discorso prettamente edilizio (pareti in legno lamellare o in fibra di cellulosa, magari tinteggiate con vernici biologiche) sia per farne elementi di arredo. Un locale concepito secondo le moderne tecniche di bioedilizia richiede meno riscaldamento/raffreddamento artificiale (risultato ottenuto brillantemente anche con le finestre isolanti), a tutto vantaggio dell'ambiente e delle tasche.

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