Giornata Internazionale della Montagna, è allarme ghiacciai: riduzione areale del 60%
Legambiente presenta il report della campagna "Carovana dei ghiacciai"
Andrea Pastore 13/12/2020 0
Il riscaldamento climatico sta mettendo in crisi e in pericolo i ghiacciai alpini, causando la perdita di neve e ghiaccio e la degradazione del permafrost. E' l'allarme lanciato da Legambiente. Si stima che, negli ultimi 150 anni, la superficie glacializzata dell’arco alpino si sia ridotta addirittura del 60%.
La deglaciazione colpisce principalmente le Alpi Orientali: in base ai dati del Comitato Glaciologico Italiano (CGI), le Alpi Giulie hanno registrato un decremento volumetrico pari al 96%. Non stanno meglio le Alpi Occidentali e Centrali: sulle prime, sono pressochè scomparsi i ghiacciai delle Alpi Marittime; sulle Alpi Centrali, a preoccupare è il grande ghiacciaio dei Forni, secondo per estensione solo all’Adamello: attualmente si mostra appiattito e "crepacciato". Inoltre, la presenza ad alta quota del "black carbon", cioè le polveri derivanti da incendi e inquinanti in pianura (segno allarmante di un elevate impatto antropico), accelera la fusione del ghiaccio.
È quanto emerge in sintesi dal report finale "Carovana dei ghiacciai" realizzato da Legambiente in collaborazione con il Comitato Glaciologico Italiano (CGI) e presentato online il 10 dicembre, alla vigilia della giornata internazionale della montagna.
Nel report, oltre alle osservazioni sui tre settori alpini (occidentale, centrale e orientale), in virtù dei dati raccolti in questi anni dal CGI, Legambiente traccia un bilancio sullo stato di salute dei 12 ghiacciai alpini anche attraverso mappe, grafici e descrizione dettagliate, allo scopo di analizzare la differente reattività di ognuno ai cambiamenti climatici monitorati dal 17 agosto al 4 settembre 2020. La regressione dei ghiacciai - puntualizza l'associazione - comporta anche preoccupanti conseguenze a valle, sulle risorse idriche, e un aumento del dissesto idrogeologico.
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Andrea Pastore 28/03/2020
In piena pandemia, la natura riemerge prepotente
Se da un lato l'emergenza Coronavirus sta mietendo innumerevoli vittime umane, rendendo oltremodo indispensabile stare a casa e non affollare le strade, dall'altro, proprio lo svuotamento dei centri cittadini e di tutti quei posti abitualmente frequentati dall'uomo sta permettendo agli animali di tornare a farsi vedere. E a vivere.
Attaverso i social, sono parecchie le testimonianze di utenti che immortalano scenari faunistici inattesi, altri vengono semplicemente descritti con le parole.
A Milano, dunque a ridosso del focolaio del virus, si sono riviste le lepri nei parchi (una rarità, pensando a quanto siano normalmente spaventate dal caos e dal rumore) e i cigni ai bordi dei Navigli. A Venezia, i cui canali sono clamorosamente limpidi, a tutto vantaggio dei pesci, sono tornati a nidificare gli uccelli (anatre comprese).
I delfini fanno evoluzioni a Trieste e Cagliari, a poca distanza dalle banchine dei porti. In terra sarda, esodo dai boschi verso le zone maggiormente urbane da parte di cinghiali e cervi. "La pandemia ha fermato gli esseri umani, la natura si rigenera" ha twittato qualcuno.
Andrea Pastore 04/06/2020
Emergenza ambientale da Covid-19: dove andranno a finire guanti e mascherine?
Che l'emergenza Covid-19 avesse ripercussioni di carattere sanitario ed economico era chiaro fin dall'inizio. Reparti ospedalieri al collasso e la maggior parte dei settori produttivi in ginocchio rappresentano il conto salato da pagare all'epidemia.
Ma adesso, soprattutto su impulso della associazioni ambientaliste (Legambiente in primis), sta venendo fuori un altro problema grosso, dalla portata potenzialmente devastante: dove andranno a finire guanti e mascherine non differenziati nel modo corretto, se non addirittura abbandonati per strada? Semplice. Oltre ad affollare i bordi delle strade, invaderanno le aree verdi e si disperderanno nel mare, inquinandolo e uccidendo tutti quegli animali che dovessero incappare in questi "bocconi di plastica".
Si perchè la maggior parte della mascherine è realizzata in polipropilene, un materiale che ha fatto la sua fortuna nell'industria della plastica, e sappiamo che plastica e mare non vanno propriamente d'accordo. In Oriente il fenomeno è già dilagante, tanto che mari e spiagge sono infestati dai DPI dismessi.
E in Italia? Il Ministero della Salute ha fortemente raccomandato di gettare guanti e mascherine nel bidone dell'indifferenziato, in 2-3 sacchetti uno dentro l'altro, resistenti e ben chiusi. Amiu Genova, azienda che si occupa dei servizi di raccolta e gestione rifiuti e di igiene urbana nel territorio del capoluogo ligure, ha stimato che se soltanto l’1% delle mascherine usate in un mese non venisse smaltito in modo corretto, si disperderebbe in natura qualcosa come 10 milioni di mascherine e quasi 40 tonnellate di plastica e sostanze sintetiche.
Andrea Pastore 04/02/2020
Le api stanno scomparendo, a Milano un'autostrada fiorita per salvarle
E' ufficialmente scattato l'allarme api negli ambienti scientifici. Si stima che raggiunga quasi il 50% la perdita dei principali impollinatori del nostro ecosistema, con riflessi inevitabili sulle più comuni colture alimentari. Sul banco degli imputati i pesticidi e i più moderni prodotti chimici utilizzati in agricoltura.
In Francia, gli apicoltori del Sud hanno avviato uno spostamento in blocco delle arnie verso la Bretagna; a Londra, invece, è stata ricavata una maxi-area con prati e corridoi fioriti; in Olanda, per favorire la sopravvivenza delle api, si è puntato addirittura sulle pensiline dei bus, ricoperte di aiuole e fiori. La Norvegia, anni fa, aveva allestito dei punti floreali sui tetti delle case, ogni tot metri.
L'Italia è presente in questo novero, tanto che a inizio Dicembre, nel Parco Nord di Milano, sono cominciati i lavori per sostituire un lungo tratto di asfalto con aiuole e fiori. L'obiettivo sarà ottenere l'autostrada delle api, lunga più di 3 km. Indiscutibilmente, la strada fiorita per eccellenza del nostro paese.
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