Andrea Pastore 23/06/2020 0

Turismo sostenibile, istruzioni per l'uso

In un'epoca in cui l'inquinamento raggiunge livelli esponenziali, mettendo a repentaglio la sopravvivenza di interi ecosistemi, si parla molto di "turismo sostenibile". Questa espressione, ancor prima che una visione "imprenditoriale" legata al modo di proporre turismo da parte degli operatori di settore, racchiude una vera e propria filosofia di vita: viaggiare ed esplorare nuovi luoghi in totale armonia con la natura, rispettandola.

L'ideale di un equilibrio e di una convivenza che protegga la biodiversità. In Italia, ma d'altronde in tutta Europa, sono tante le strutture che permettono di coltivare questo tipo di turismo, anche sulla base delle indicazioni della UNWTO (United Nations World Tourism Organization).

Ovviamente, se esistono strutture ad hoc, esiste anche il turista "sostenibile", cioè colui che mette in pratica delle semplici regole. Non è difficile tracciarne una sorta di identikit. Innanzitutto, il viaggiatore "green" preferisce gli spostamenti in bicicletta, mezzo pulito e sicuramente adeguato per esplorare quegli scorci di paesaggio più complessi da raggiungere; poi, il "nostro" tende ad evitare gli alberghi e mira ai campeggi, o comunque a quelle suddette strutture dalla vocazione "verde" che puntino su mobilità sostenibile, raccolta differenziata, risparmio energetico, materiali eco-compatibili; infine, il viaggiatore "green" si avvale di accessori riutilizzabili e non usa e getta, ottimizzando dunque il bagaglio al seguito.

Per alcuni sono piccoli accorgimenti, per altri tutto ciò potrebbe essere una pesante rinuncia alle comodità. In realtà parlano i fatti: durante la pandemia, la scarsa presenza dell'uomo, o quantomeno la sua condotta meno impattante ha permesso alla natura di rifiorire, di "riesplodere" in tutta la sua bellezza.

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Andrea Pastore 11/06/2020 0

Guida alla coltivazione del pomodoro

Indiscusso protagonista della cucina mediterranea, noto soprattutto per la sua versatilità, il pomodoro è il frutto (la bacca, per dirla in termini tecnici) di una pianta appartenente alla famiglia delle Solanacee. Ha origini sudamericane ed è stata importata in Europa dai coloni spagnoli. E' molto nutriente, per quanto poco calorico, e assunto sotto forma di estratto garantisce all'organismo una cospicua quantità di licopene, un antiossidante molto importante nelle prevenzione di alcune malattie. E pensare che inizialmente il pomodoro veniva usato soltanto per scopi ornamentali.

Terreno ideale per la coltivazione del pomodoro

Il pomodoro, che ama il caldo e non sopravvive al freddo, solitamente viene coltivato nell'orto, partendo da un semenzaio, o in vaso. Nel primo caso, paradossalmente, si parte proprio nei mesi freddi, cioè Gennaio e Febbraio. Si allestisce il cosiddetto "semenzaio", cioè una vera e propria serra in miniatura, un piccolo vivaio, con alcuni vasetti che ospiteranno 3-4 semi ciascuno. Il semenzaio dovrà essere "installato" in un luogo chiuso e soleggiato, affinchè si possano creare le condizioni migliori per ottenere piantine robuste.

Saranno proprio le più forti fra queste ad essere indicate per il trapianto nell'orto; ecco perchè è consigliabile creare un semenzaio con numerosi vasetti, proprio per avere maggiore possibilità di scelta. Il semenzaio migliore vuole terriccio sterile (dunque non contaminato) e un'irrigazione frequente ma che non determini ristagni d'acqua.

Arrivata la primavera, si procede al trapianto in orto o in vaso delle piantine germogliate. Nel primo caso, bisognerà scegliere un terreno assolato e preventivamente irrigato, ricordando di sistemare dei supporti (un bastoncino di legno, ad esempio) lungo i quali la pianta, che è tradizionalmente rampicante, possa svilupparsi; nel secondo caso, è bene scegliere vasi di almeno 30 cm di diametro, colmi di terriccio e argilla, affinchè le copiose innaffiature di cui il pomodoro ha bisogno alla base non comportino accumulo d'acqua. I vasi vanno collocati in una zona soleggiata e vicini - anche qui - ad un sostegno che possa agevolare la crescita in altezza.

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Andrea Pastore 04/06/2020 0

Emergenza ambientale da Covid-19: dove andranno a finire guanti e mascherine?

Che l'emergenza Covid-19 avesse ripercussioni di carattere sanitario ed economico era chiaro fin dall'inizio. Reparti ospedalieri al collasso e la maggior parte dei settori produttivi in ginocchio rappresentano il conto salato da pagare all'epidemia.

Ma adesso, soprattutto su impulso della associazioni ambientaliste (Legambiente in primis), sta venendo fuori un altro problema grosso, dalla portata potenzialmente devastante: dove andranno a finire guanti e mascherine non differenziati nel modo corretto, se non addirittura abbandonati per strada? Semplice. Oltre ad affollare i bordi delle strade, invaderanno le aree verdi e si disperderanno nel mare, inquinandolo e uccidendo tutti quegli animali che dovessero incappare in questi "bocconi di plastica".

Si perchè la maggior parte della mascherine è realizzata in polipropilene, un materiale che ha fatto la sua fortuna nell'industria della plastica, e sappiamo che plastica e mare non vanno propriamente d'accordo. In Oriente il fenomeno è già dilagante, tanto che mari e spiagge sono infestati dai DPI dismessi.

E in Italia? Il Ministero della Salute ha fortemente raccomandato di gettare guanti e mascherine nel bidone dell'indifferenziato, in 2-3 sacchetti uno dentro l'altro, resistenti e ben chiusi. Amiu Genova, azienda che si occupa dei servizi di raccolta e gestione rifiuti e di igiene urbana nel territorio del capoluogo ligure, ha stimato che se soltanto l’1% delle mascherine usate in un mese non venisse smaltito in modo corretto, si disperderebbe in natura qualcosa come 10 milioni di mascherine e quasi 40 tonnellate di plastica e sostanze sintetiche.

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Andrea Pastore 25/05/2020 0

Ecco il "Sentiero dei parchi", c'è l'accordo fra Ministero dell'Ambiente e CAI

Ministero dell’Ambiente e CAI (Club alpino italiano) hanno siglato un Protocollo d’intesa che prevede una più intensa collaborazione per promuovere l’educazione e le tematiche ambientali. L’accordo intende diffondere la cultura dell’ambiente, della biodiversità e dello sviluppo sostenibile, e valorizzare i sentieri nelle aree protette, favorendo la frequentazione consapevole delle Terre alte e la realizzazione di quel percorso eco-sostenibile che prenderà il nome di “Sentiero dei Parchi”, lanciato il 24 Maggio 2020 in occasione della Giornata europea dei Parchi.

L’attuale Sentiero Italia CAI, lungo oltre 7000 km, collega tutte le regioni italiane lungo la dorsale appenninica e l’arco alpino, dal nord della Sardegna alla provincia di Trieste. Un itinerario che abbraccia tutto il Paese attraverso le montagne e che attualmente attraversa già 18 dei 25 parchi nazionali e conta 85 tappe, su un totale di circa 400, comprese interamente o parzialmente all’interno dei loro confini.

Grazie all’accordo con il Ministero è prevista la realizzazione di specifiche varianti, così da comprendere tutte le aree protette, in un percorso di visita eco-sostenibile che unisca parchi, riserve della biosfera, siti naturalistici Unesco e patrimonio culturale immateriale dell’umanità. Obiettivo del progetto è rilanciare le aree protette come luoghi di conservazione e di gestione della natura, che consentono ai residenti la possibilità di realizzare filiere economiche sostenibili.

La rete sentieristica dei parchi nazionali valorizza il patrimonio naturalistico e culturale delle aree protette e promuove la tutela e il presidio dei territori. Il Ministero dell’Ambiente è intervenuto negli ultimi anni in casi di particolare urgenza per la messa in sicurezza e il ripristino di reti sentieristiche dissestate a seguito di eventi estremi che hanno causato gravi danni ai territori dei parchi.

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Andrea Pastore 15/05/2020 0

"Olli", il minibus elettrico a guida autonoma: quando circolerà in strada?

C'è grande curiosità e attesa per capire quando e come avverrà il lancio su strada di "Olli", il piccolo bus a motore elettrico - il primo d'Europa a guida autonoma - che è stato testato nel perimetro torinese dell'ITCILO, il campus delle nazioni unite. Il veicolo, "controllato" (ma non guidato) da una sorta di steward, è spinto da propulsori elettrici, raggiunge una velocità di circa 35 km orari e può percorrere, con un ciclo di carica, poco meno di una cinquantina di km.

Finora, come detto, ha svolto il proprio servizio - prima del lockdown legato al Covid19 - soltanto nell'ambito dell'ITCILO, accompagnando i professori e gli studenti. Una dozzina per ogni viaggio, perchè quella è la capienza. Un'altra particolarità sta nel fatto che "Olli" è stato partorito montando componenti realizzate con stampa in 3d.

Le potenzialità di questo mini-bus, soprattutto sul piano ecologico, è evidente. Tuttavia, la totale innovatività del mezzo richiederà ulteriori prove (è pur sempre condotto da un'intelligenza artificiale) per approfondire anche la conoscenza tecnologica alla base dei concetti fondanti, sia da parte di chi lo ha realizzato e sia da parte delle nuove professionalità che saranno necessarie nel caso Olli prendesse davvero piede, principalmente in quelle città che soffrono terribilmente l'inquinamento atmosferico.

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