36 articoli dell'autore Andrea Pastore

Andrea Pastore 13/12/2020 0

Giornata Internazionale della Montagna, è allarme ghiacciai: riduzione areale del 60%

Il riscaldamento climatico sta mettendo in crisi e in pericolo i ghiacciai alpini, causando la perdita di neve e ghiaccio e la degradazione del permafrost. E' l'allarme lanciato da Legambiente. Si stima che, negli ultimi 150 anni, la superficie glacializzata dell’arco alpino si sia ridotta addirittura del 60%.

La deglaciazione colpisce principalmente le Alpi Orientali: in base ai dati del Comitato Glaciologico Italiano (CGI), le Alpi Giulie hanno registrato un decremento volumetrico pari al 96%. Non stanno meglio le Alpi Occidentali e Centrali: sulle prime, sono pressochè scomparsi i ghiacciai delle Alpi Marittime; sulle Alpi Centrali, a preoccupare è il grande ghiacciaio dei Forni, secondo per estensione solo all’Adamello: attualmente si mostra appiattito e "crepacciato". Inoltre, la presenza ad alta quota del "black carbon", cioè le polveri derivanti da incendi e inquinanti in pianura (segno allarmante di un elevate impatto antropico), accelera la fusione del ghiaccio.

È quanto emerge in sintesi dal report finale "Carovana dei ghiacciai" realizzato da Legambiente in collaborazione con il Comitato Glaciologico Italiano (CGI) e presentato online il 10 dicembre, alla vigilia della giornata internazionale della montagna.

Nel report, oltre alle osservazioni sui tre settori alpini (occidentale, centrale e orientale), in virtù dei dati raccolti in questi anni dal CGI, Legambiente traccia un bilancio sullo stato di salute dei 12 ghiacciai alpini anche attraverso mappe, grafici e descrizione dettagliate, allo scopo di analizzare la differente reattività di ognuno ai cambiamenti cli­matici monitorati dal 17 agosto al 4 settembre 2020. La regressione dei ghiacciai - puntualizza l'associazione - comporta anche preoccu­panti conseguenze a valle, sulle risorse idriche, e un aumento del dissesto idrogeolo­gico.

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Andrea Pastore 22/11/2020 0

Da Greenpeace la guida per scegliere i detersivi senza plastica

Qualche mese fa, Greenpeace, l'organizzazione ambientalista che ha nella difesa dell'ambiente la sua missione principale, ha diffuso il rapporto "Plastica liquida: l’ultimo trucco per avvelenare il nostro mare". L'analisi si è concentrata sui più comuni detersivi presenti sul mercato, selezionandone poco meno di 2mila attraverso il web.

Oltre il 20% dei prodotti considerati (commercializzati da marchi molto noti a livello internazionale) ha rivelato almeno un ingrediente a base plastica, e da un ulteriore - ma più ristretto - campione sono emerse le "microplastiche", cioè materie plastiche in forma solida inferiori ai 5 millimetri, ritenute le principali nemiche dell'ecosistema. Analisi successive più approfondite, sempre nell'ambito del campione ristretto già monitorato, hanno rivelato la presenza di particelle solide ancora più piccole con dimensioni inferiori a 50 micrometri (pari a 0,05 millimetri).

Alla luce di questi risultati, più recentemente Greenpeace ha elaborato una vera e propria guida - in formato cartaceo e digitale - per indirizzare l'utenza verso detergenti e detersivi privi di plastica, elencando tutti gli ingredienti nocivi e permettendo di verificarne la presenza nei prodotti al vaglio prima dell'acquisto.

"Tutte le materie plastiche utilizzate come ingredienti nei detersivi - ha spiegato Giuseppe Ungherese, responsabile campagna inquinamento di Greenpeace Italia - finiscono per essere disperse nell’ambiente, raggiungendo i nostri mari. Ciò accade perché molto spesso i filtri degli impianti di depurazione delle acque reflue non riescono a trattenere efficacemente le particelle solide presenti negli scarichi di casa".

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Andrea Pastore 24/10/2020 0

SUV e impatto ambientale, in Francia pensano ad una tassa sul peso

Da un lato il Governo, dall'altra le aziende costruttrici di automobili. Un aspro confronto che presto potrebbe materializzarsi in Francia, dove l'Esecutivo sta pensando ad una norma "particolare" che contrasti le emissioni nell'atmosfera di biossido di carbonio: imporre una tassa sui SUV, le auto di grandi dimensioni. Insomma, un vero e proprio balzello legato al peso di questi veicoli, "accusati" di incidere negativamente sull'ambiente.

Secondo indiscrezioni, tuttavia, la tassa non avrebbe un raggio d'azione molto ampio: pare infatti riguarderebbe i mezzi con peso superiore a 1800 kg (con un surplus di 10 euro per ogni kg in più), ma il peso medio dei veicoli transalpini è sensibilmente più basso (1200 kg); per questo, la Convenzione dei Cittadini per il Clima, il gruppo di lavoro da cui tutto è partito, spingerebbe ad abbassare la soglia a 1400 kg.

D'altro canto, gli industriali dell'automobile hanno replicato sottolineando che nell'ultimo scorcio di tempo l'aumento ponderale dei veicoli, dei SUV in questo caso, è unicamente legato all'installazione di sistemi e dotazioni di sicurezza.

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Andrea Pastore 10/10/2020 0

Una super batteria agli ioni di litio al servizio di un traghetto norvegese

Dopo l'approfondimento sulle auto ibride in questo precedente articolo, torniamo a parlare di questo tipo di tecnologia, questa volta applicata alle navi. Vi parleremo infatti della nave "ibrida plug-in" per eccellenza, la norvegese M/S Color Hybrid (appartenente alla flotta della compagnia nazionale Color Line) equipaggiata da una super batteria agli ioni di litio, la più grande al mondo.

Prodotta dal colosso Samsung, questa batteria incamera qualcosa come 5mila kWh (le migliori auto elettriche montano batterie da 100 kilowattora, tanto per farvi un'idea) ed ha un'autonomia di un'ora ad una velocità di 12 nodi (cioè 22 km/h). Per ottenere una tale capienza, necessaria e spingere i quasi 7mila CV del mezzo, la filosofia progettuale prevede l'assemblaggio in serie e in parallelo di più moduli di batterie.

Il traghetto, impiegato nella tratta fra i porti di Sandefjord (dove avviene il caricamento di energia) e Stromstad, misura più di 150 metri e può contenere 2mila passeggeri e 500 auto; la dotazione elettrica ha ridotto praticamente a zero l'emissione di gas nocivi, soprattutto nei pressi dei nuclei abitati, tanto che il progetto è quello di estendere la percorrenza verso altre rotte ed altre nazioni.

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Andrea Pastore 28/08/2020 0

Ibrida, elettrica o a gas? Quale auto scegliere pensando all'ambiente

Sono lontani i tempi in cui per scegliere un'auto si doveva scegliere solo tra benzina e diesel: già da un paio di decenni sono arrivate le auto a gas (gpl e metano) e ora stiamo assistendo al boom delle ibride e delle elettriche. Le ibride, in particolare, sono presenti nei cataloghi di tutte le case automobilistiche, eccetto qualche marchio specializzato in auto supersportive. Stanno riscuotendo un grande successo commerciale per l'immagine green che si sono costruite, ma è veramente cosi? Approfondiamo confrondando tutti i tipi di alimentazione.

Quanti tipi di auto ibride esistono?

Ci si potrebbe chiedere come mai c'è un esplosione di ibride. Perché le auto ibride sono favorite dalla normativa europea, che premia le auto con basse emissioni. In commercio ci sono tre tipi di auto ibride, molto diverse tra loro. Vediamo in cosa differiscono.

Mild hybrid

A questa categoria appartiene la maggior parte delle auto ibride sul mercato: dispongono di un piccolo motore elettrico della potenza di pochi cavalli, che aiuta il motore termico in alcune fasi (accelerazione, basse velocità) sfruttando l'energia recuperata in frenata. Inoltre il motore elettrico si occupa di spegnere il motore termico quando è possibile (ad esempio quando l'auto è ferma al semaforo, oppure quando è in folle). Il motore elettrico non è in grado di muovere l'auto da solo. Si tratta sostanzialmente di un piccolo aiuto al motore termico che consente di fare un po' più di strada. I miglioramenti, però, sono modesti: le auto ibride di tipo mild hybrid sono sostanzialmente auto a benzina un po' più efficienti.

Full hybrid

Questo tipo di auto dispone di un motore elettrico abbastanza potente da spingere la vettura senza l'ausilio del motore termico, ovviamente ad andature molto tranquille. La prima e più famosa rappresentante di questo tipo di auto è la Toyota Prius, sul mercato italiano dal 2000 e da allora continuamente migliorata, fino a raggiungere la quarta generazione. Le auto full hybrid sono dotate di un pacco batterie abbastanza grande da consentire alla macchina di muoversi in elettrico per qualche chilometro, ma la loro forza è l'alternanza tra motore elettrico e termico. Il loro terreno ideale è la città: nel traffico e in generale alle basse andature tipiche della città queste auto riescono a procedere per la maggior parte del tempo in elettrico, utilizzando il motore termico saltuariamente quando il livello delle batterie si abbassa. Una caratteristica delle auto ibride è il veleggiamento elettrico.

Ibride plug-in

L'ultimo tipo di ibrida giunto sul mercato è rappresentato dalle ibride ricaricabili (o plug-in). Si tratta di auto full hybrid con un grande pacco batterie, in grado di assicurare autonomia per qualche decina di km. Come le auto elettriche possono essere collegate alla corrente per essere ricaricate, e quando l'energia elettrica delle batterie finisce possono avvalersi del motore termico.

Il mondo delle auto elettriche

Fino all'anno scorso le elettriche a listino si potevano contare sulle dita delle mani, oggi grazie alle migliori tecnologie disponibili l'offerta si è moltiplicata. L'autonomia è aumentata grazie alle nuove batterie, ma siamo lontani dalle percorrenze a cui siamo abituati con le auto a benzina: al momento in cui scriviamo la vettura elettrica con maggiore autonomia è la Tesla Model 3 Long Range, che arriva a 560 km. Al secondo posto troviamo la  Hyundai Kona, che nella versione più dotata arriva a 484 km, e via via tutte le altre. Sono poche le auto che superano i 400 km di autonomia, ed hanno tutte un costo superiore ai 40mila euro. Per le vetture più economiche l'autonomia si attesta intorno ai 300 km, comunque un bel miglioramento rispetto al passato. Altro importante nodo dell'auto elettrica sono le colonnine di ricarica: al momento in cui scriviamo questo articolo sono presenti principalmente nei centri urbani (oltre il 75%) e in minima parte sulle autostrade (meno del 5%), e ci sono ancora intere zone d'Italia in cui non ci sono colonnine. Questo rappresetna ancora una limitazione, per esempio, a fare un lungo viaggio con questo tipo di alimentazione.

Le auto a gas

Fino a poco tempo fa erano tantissimi i nuovi modelli disponibili a doppia alimentazione (o a metano o a GPL), perché si puntava su questi per ridurre l'inquinamento delle auto. Il metano, in particolare, ha una resa maggiore di quella della benzina e unita al prezzo minore lo rende la miglior scelta per l'ambiente. Il GPL, invece, ha una resa energetica inferiore rispetto a quello della pari quantità di benzina, il che significa che con un litro di GPL si percorre meno strada rispetto ad un litro di benzina, ma anche considerando il maggior carburante bruciato le emissioni restano inferiori. Chi ha un'auto a gas deve confrontarsi con una distribuzione meno capillare rispetto a diesel e benzina, in particolare per il metano (il GPL è molto più frequente): in aclune zone d'italia non sono presenti distributori oppure sono pochissimi, quindi è bene informarsi prima di acquistare questo tipo di auto sui distributori nelle vicinanze.

Cosa acquistare pensando al portafogli

Facendo un discorso prettamente economico (che esclude quindi l'estetica dell'auto, dotazione e tutto ciò che non sia collegato ai costi di gestione), dobbiamo considerare solo la spesa per l'acquisto dell'auto sommata alla spesa per il carburante e comparare i costi di gestione delle varie tipologie di auto. Il confronto riguarderà le auto a benzina, ibride, elettriche e a gas. Il diesel viene escluso in quanto le norme antinquinamento sempre più stringenti porteranno alla progressiva scomparsa di questo carburante, quindi non è consigliabile acquistare un'auto diesel oggi, anche in caso di convenienze estreme. Per calcolare il costo del carburante utilizzeremo i prezzi rilevati al momento in cui scriviamo questo articolo:

  • benzina: 1.429
  • metano: 0,899
  • gpl: 0,599

Dobbiamo ovviamente considerare anche il tipo di percorso che faremo in auto: un conto è usare l'auto in città, un conto in autostrada. Consideriamo quindi tre scenari:

  • utilizzo cittadino: vince il gpl di misura sul metano
    la città è il terreno dove le auto ibride danno il meglio di sè, avvicinandosi alle percorrenze dichiarate dalle case costruttrici. Per questo segmento consideriamo dimensioni massime intorno ai 4 metri (segmento b). Le migliori percorrenze dichiarate per le ibride sono 26,6 km/l per la Toyota Yaris hybrid, 25 km/l per la Fiat Panda ibrida, 23 km/l per la  Renault Clio e così via, ma nella vita reale è difficile superare i 20 km/l. Le auto a benzina sono ovviamente meno efficienti, un buon risultato per una piccola utilitaria cittadina a benzina è di 15 km/l. Anche le auto a gas hanno ottimi risultati: le auto a metano percorrono in media 250 km con un pieno (con punte di 300 per auto particolarmente efficienti come la Wolkswagen Up), per una spesa che supera di poco la decina di euro. La città è ovviamente il terreno migliore anche per le auto elettriche, dato che muovendosi in città difficilmente si percorrono grandi distanze. Il costo della corrente il più basso di tutti, parliamo di 2,9 € per percorrere 100 km.

    Considerando una percorrenza di 10.000 km all'anno, abbiamo questi consumi:
    -> auto a benzina: 951,71 €
    -> auto full hybrid  714,50 €
    -> auto a gpl: 525 €
    -> auto a metano: 480 €
    -> auto elettrica: 290 €

    Ora dobbiamo considerare che in media le auto ibride o alimentate a gas costano di più di quelle a benzina (il gpl ha un rincaro molto contenuto, nell'ordine dei 1000 € o meno, il metano oscilla tra i 1500 e i 3500 euro di differenza). Le auto ibride, invece, hanno rincari da poche centinaia di euro - se sono di tipo Mild hybrid - a svariate migliaia, se sono full hybrid (ad esempio, al momento in cui scriviamo la Toyota Yaris hybrid versione base costa circa 4000 € in più della versione non ibrida). Le auto elettriche invece hanno un costo ancora elevato rispetto alla concorrenza, attualmente la più economica è la Smart, che a listino parte da 25mila euro. Con la percorrenza che abbiamo indicato, notiamo innanzitutto che il risparmio che si ottiene con un'auto ibrida rispetto ad un'auto a benzina è troppo esiguo per giustificarne l'acquisto. L'alimentazione a gpl si rivela la scelta più economica, perché il costo dell'auto è inferiore rispetto ad un'auto a metano, ma anche quest'ultima alimentazione è valida. Molte case puntano o sul gpl o sul metano, sono entrambe scelte valide. Le auto elettriche nonostante il loro costo di esercizio risibile non sono ancora competitive: infatti se prendiamo i consumi delle auto più efficienti, gpl e metano, e le moltiplichiamo per la vita media di un'auto (consideriamo 10 anni) otteniamo circa 5000 euro, contro i 2900 delle auto elettriche. Questa differenza però non basta a colmare il divario di prezzo, che supera i 10.000 euro.

  • utilizzo misto città e autostrada
    in questo caso considereremo una percorrenza di 15.000 km annui e prenderemo in considerazione auto più grandi (segmento c), che hanno consumi leggermente più alti in quanto si tratta di auto più grandi e pesanti. Nel segmento c abbiamo anche diverse auto ibride ricaricabili, quindi aggiungeremo questa categoria ai risultati. Sempre in questo segmento abbiamo auto elettriche che non sono frutto di adattamenti di auto a benzina, ma sono auto progettate per essere elettriche, hanno una buona autonomia (intorno ai 350 km) e quindi possono essere prese in considerazione per questo tipo di percorrenze. Nota sul caclolo dei consumi delle auto ibride ricaricabili: dal momento che queste auto hanno una batteria che consente di percorrere svariati km (la Toyota Prius in versione ricaricabile, ad esempio, percorre 50 km in elettrico), il motore termico entrerà in gioco solo dopo che la batteria si scarica (ovviamente noi consideriamo una guida tranquilla, altrimenti l'ibrido non va nemmeno preso in considerazione). Abbiamo supposto che con 15000 km la media di percorrenza sia di 60 km al giorno, di cui solo 10 con il motore termico. È importante notare che un'auto ibrida ricaricabile implica un cambio di abitudini, se un giorno dimenticate di caricare la batteria i costi di gestione saranno molto differenti.

    Con 15.000 km  i costi di esercizio sono:
    -> auto a benzina: 1531,07 €
    -> auto full hybrid: 1283,53 €
    -> auto a gpl: 806 €
    -> auto a metano: 600 €
    -> auto ibrida ricaricabile 571,91 €
    -> auto elettrica: 450 €

    Come possiamo vedere dai dati le auto a gas restano molto convenienti, le ibride ricaricabili fanno registrare consumi bassissimi grazie all'autonomia della batteria, ma il costo di questo tipo di auto è notevole: al momento in cui scriviamo una Toyota Prius plugin costa 42.350 €, contro i circa 30.000 € di un'auto a metano di questo segmento. Le auto a GPL, poi, sono ancora più economiche: ne abbiamo trovate alcune a poco più di 21.000 €. Stesso discorso per le auto elettriche, il loro costo di gestione inferiore non riesce a compensare il prezzo di acquisto elevato.

  • utilizzo prevalentemente autostradale
    in questo caso considereremo una percorrenza di 25.000 km annui e prenderemo in considerazione sempre le segmento c, che sono comunque adatte a chi percorre tanti chilometri. Il costo dei esercizio delle auto ibride ricaricabili cambia di molto perché la media al km presa in esame è di 108 km al giorno, quindi più della metà del tragitto viene percorso con il motore termico.

    Con 25.000 km  i costi di esercizio sono:
    -> auto a benzina: 2551,78 €
    -> auto full hybrid  2232,81 €
    -> auto ibrida ricaricabile 1445,32 €
    -> auto a gpl: 1343,88 €
    -> auto a metano: 1000 €
    -> auto elettrica: 750 €

    Ormai avete capito l'andamento: le auto a gas sono ancora più convenienti, le auto ibride ricaricabili all'aumentare della distanza percorsa con il motore termico diventano molto meno efficienti perché la distanza percorsa a benzina aumenta (senza contare il fatto che oltre i 135 km/h deve entrare in azione anche se la batteria è carica).

Cosa acquistare pensando all'ambiente

Oltre al lato economico, consideriamo ora il lato ambientale: per l'ambiente cos'è meglio? Sicuramente le auto che consumano poco sono amiche dell'ambiente, perché consumare meno significa inquinare meno. Numeri alla mano abbiamo visto che le auto ibride non sono tanto amiche dell'ambiente, la differenza con un'auto a benzina è modesta a fronte di spese a volte notevoli. Le auto a metano e a gpl restano le più amiche dell'ambiente dunque, ma che dire sulle auto elettriche? Loro sono amiche dell'ambiente? Un po' meno di quanto potrebbe sembrare. Con le tecnologie attuali, infatti, non possiamo produrre tante batterie per il numero totale di auto che vengono prodotte, perché necessitano di materiali rari (e ci sono anche conseguenze geopolitiche, con alcuni stati tra cui la Cina che diventano vitali). Le cose potrebbero cambiare in un prossimo futuro, con nuove tecnologie e con i pannelli solari sul tetto delle auto (già alcuni modelli di punta li montano, solo questione di tempo prima che saranno diffusi su larga scala). Pensando all'ambiente tutti i tipi di ibride sono assolitamente da scartare, perché il consumo in meno rispetto alla benzina non compensa lo sforzo industriale necessario alla produzione delle batterie. Restano le auto a gas, allora: sono uguali? L'una vale l'altra? Dal punto di vista economico sono molto simili, ma se guardiamo dal punto di vista ambientale il metano è meno inquinante del GPL, che è conveniente solo perchè costa poco. Altra considerazione importante che va fatta per l'ambiente riguarda il tipo di auto da acquistare: oggi vanno di moda i SUV, per la loro comodità e per il senso di sicurezza che danno, ma questo tipo di auto non è amica dell'ambiente: a prescindere dal tipo di carburante, un SUV fa consumare di più rispetto ad un'auto più bassa delle stesse dimensioni, perché la maggiore altezza da terra comporta una maggiore inefficienza  aerodinamica e quindi maggiori consumi.

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Andrea Pastore 17/08/2020 0

Col riciclo creativo il guardaroba ringrazierà, ma soprattutto l'ambiente

Quando si parla di sostenibilità, si fa riferimento non solo al minor impatto possibile che il comportamento dell'uomo abbia sull'ambiente ma anche della massimizzazione delle risorse a disposizione per evitare inutili sprechi. Il "riciclo creativo" è quella pratica che ci permette di riportare a nuova vita, sotto forme differenti rispetto alla connotazione originaria, oggetti del nostro quotidiano, principalmente abiti dismessi o accessori legati al vestiario.

Invece di ammassarli in enormi buste per gettarli - magari perchè fuori moda, consunti o non più indossabili per un discorso di taglia - possiamo recuperarli in modo intelligente ed esteticamente valido. A tutto vantaggio del nostro guardaroba, "alleggerito", e della raccolta differenziata.

Il maglione invernale è il tipico esempio di riciclo creativo: col tempo tende a usurarsi e a perdere l'elasticità iniziale, dunque piuttosto che indossarlo così si può trasformare in guanti, sciarpe e cappelli per proteggersi dal freddo. Ma potrebbe assumere anche le sembianze di un pupazzetto "di pezza" con cui ravvivare divani e letti.

Anche le camicie - opportunamente modificate - non si sottraggono al cambiamento, ad esempio come gonna, rivestimento "alternativo" per i cuscini del divano o per un abat-jour; persino come porta-posate e ferma-tovagliolo per una tavola fuori dal comune. Pure i leggendari jeans rivelano versatilità nel riuso, dopo averla ampiamente dimostrata come indumento, praticamente abbinabile a tutto. La loro nuova vita può essere una borsa, una tovaglietta per la colazione, un portaoggetti da appendere.

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Andrea Pastore 29/07/2020 0

Guida alla coltivazione del peperone

Il peperone è il frutto (la bacca, detto in maniera più tecnica) della pianta Capsicum annuum, che per classificazione scientifica è inserita nella famiglia delle Solanacee, quella cui appartiene anche il pomodoro. Ortaggio dai molti colori (giallo, rosso, verde) e dalle forme spesso bizzarre, il peperone è impiegato largamente in cucina; nella sua versione piu "spinta" (il peperoncino, che proviene dallo stesso ramo botanico ma in più contiene la capsaicina), conferisce piccantezza ai piatti.

Terreno ideale per la coltivazione

Per la coltivazione, il peperone dolce predilige terreno sabbioso, arricchito da concime organico, e soprattutto ben drenato, affinchè sia scongiurato il rischio di ristagno d'acqua, assolutamente nocivo per la salute della pianta (se si sceglie il balcone, occorrerà un vaso ampio con un fondo extra di argilla).

Il clima ideale per la sopravvivenza è quello estivo, con buona esposizione solare e innaffiature frequenti. Proprio per questo, la semina avviene in inverno, in modo da arrivare al frutto pronto in primavera/estate. Considerando peso e dimensioni medie del peperone, è opportuno organizzare dei supporti che impediscano alla pianta di piegarsi.

Infine, è sempre consigliabile potare la pianta, che tende a "ramificare", scegliendo di seguire una "linea" omogenea. Questo accorgimento servirà anche ad evitare possibili malattie, di origine prevalentemente fungina.

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Andrea Pastore 12/07/2020 0

Bioedilizia, domotica e non solo: una casa "verde" è un traguardo possibile

Al giorno d'oggi, rendere una casa "green" significa dotarla di tecnologie e accorgimenti, non necessariamente dispendiosi a livello economico, che permettano di ridurre sensibilmente l'impatto sull'ambiente delle nostre classiche abitudini quotidiane. Si parte, ad esempio, dai pannelli fotovoltaici e solari, dispositivi con cui ottenere corrente elettrica e acqua calda, limitando le spese delle utenze e l'inquinamento ambientale.

Altro passo indispensabile, la sostituzione delle "vecchie" lampadine a incandescenza (dall'inconfondibile forma a pera, col filamento all'interno) con quelle a led: non scaldano, illuminano di più e consumano molto meno.

Anche la "domotica", la scienza che si occupa dello studio delle tecnologie adatte a migliorare la qualità della vita nella casa, offre un contributo decisivo: smartphone, home assistant e termostati intelligenti innescano i giusti automatismi per controllare riscaldamenti, illuminazione ed altri settori della casa anche a distanza, tagliando i consumi superflui.

Un altro comportamento virtuoso sta a metà fra l'utilità e il design, perchè è possibile "reimpiegare" materiali e vecchi oggetti sia per un discorso prettamente edilizio (pareti in legno lamellare o in fibra di cellulosa, magari tinteggiate con vernici biologiche) sia per farne elementi di arredo. Un locale concepito secondo le moderne tecniche di bioedilizia richiede meno riscaldamento/raffreddamento artificiale (risultato ottenuto brillantemente anche con le finestre isolanti), a tutto vantaggio dell'ambiente e delle tasche.

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Andrea Pastore 02/07/2020 0

Guida alla coltivazione del basilico

Se il pomodoro è il re del tavola, il basilico potremmo considerarlo il principe. Dal punto di vista della classificazione botanica, è una pianta erbacea del gruppo delle lamiacee (anche se la grafia più corretta è lamiaceae), nativa dell'Asia e dell'India. Approdò in Italia ai tempi di Alessandro Magno.

Pesto a parte (con cui condire ottimamente la pasta), in cucina è un ingrediente pressochè fondamentale per l'aroma inconfondibile che lo contraddistingue: che sia pizza, spaghetti al pomodoro o verdure, qualche foglia di basilico sta bene un pò ovunque, a patto che la si aggiunga fresca e non la si faccia cuocere, perchè perderebbe colore e profumo. In ambito medico, l'infuso di basilico è indicato per alleviare le difficoltà digestive e le infiammazioni. Fra le varietà più conosciute, quella genovese e quella napoletana, quest'ultima a foglia molto grande.

Terreno ideale per la coltivazione

Per quanto riguarda la coltivazione, il basilico ama il sole e il caldo, ma soprattutto abbondanti e frequenti innaffiature; solitamente, però, per evitare i ristagni, si tende a collocare in fondo al vaso (che è il luogo di coltivazione più comune, perchè può avvenire anche in balcone) uno strato di ghiaia che assorba l'acqua in eccesso. Insieme al terriccio, è consigliabile l'utilizzo di compost domestico.

La semina avviene fra Marzo e Maggio, la fioritura a Giugno. Molto importante effettuare una potatura regolare, per eliminare erbacce e possibili parassiti: la peronospora è il nemico numero 1 del basilico, ma può essere contrastato anche con una soluzione di acqua e bicarbonato. La surgelazione è il metodo migliore per la conservazione delle foglie del basilico.

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Andrea Pastore 23/06/2020 0

Turismo sostenibile, istruzioni per l'uso

In un'epoca in cui l'inquinamento raggiunge livelli esponenziali, mettendo a repentaglio la sopravvivenza di interi ecosistemi, si parla molto di "turismo sostenibile". Questa espressione, ancor prima che una visione "imprenditoriale" legata al modo di proporre turismo da parte degli operatori di settore, racchiude una vera e propria filosofia di vita: viaggiare ed esplorare nuovi luoghi in totale armonia con la natura, rispettandola.

L'ideale di un equilibrio e di una convivenza che protegga la biodiversità. In Italia, ma d'altronde in tutta Europa, sono tante le strutture che permettono di coltivare questo tipo di turismo, anche sulla base delle indicazioni della UNWTO (United Nations World Tourism Organization).

Ovviamente, se esistono strutture ad hoc, esiste anche il turista "sostenibile", cioè colui che mette in pratica delle semplici regole. Non è difficile tracciarne una sorta di identikit. Innanzitutto, il viaggiatore "green" preferisce gli spostamenti in bicicletta, mezzo pulito e sicuramente adeguato per esplorare quegli scorci di paesaggio più complessi da raggiungere; poi, il "nostro" tende ad evitare gli alberghi e mira ai campeggi, o comunque a quelle suddette strutture dalla vocazione "verde" che puntino su mobilità sostenibile, raccolta differenziata, risparmio energetico, materiali eco-compatibili; infine, il viaggiatore "green" si avvale di accessori riutilizzabili e non usa e getta, ottimizzando dunque il bagaglio al seguito.

Per alcuni sono piccoli accorgimenti, per altri tutto ciò potrebbe essere una pesante rinuncia alle comodità. In realtà parlano i fatti: durante la pandemia, la scarsa presenza dell'uomo, o quantomeno la sua condotta meno impattante ha permesso alla natura di rifiorire, di "riesplodere" in tutta la sua bellezza.

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